DELLE AGGIUNZIONI DI COGNOME 

Appare opportuno trattare questo argomento nell'ambito del Diritto Nobiliare perchè spesso, nella storia, importanti famiglie nobili si sono estinte in altre famiglie. Molte volte, ricostruendo l'albero genealogico di una Casata, si ha la prova di tali legami nobiliari. Per non disperdere tale patrimonio storico, l'ordinamento giuridico offre la possibilità di aggiungere al proprio uno o più cognomi dei propri ascendenti.

L'art. 153, R.D. 9 luglio 1939 n.1238, come sostituito dall’art. 84 del D.P.R. 3 novembre 2000, n. 396, consente, infatti, a chiunque voglia aggiungere al proprio un altro cognome, di farne domanda al Ministro dell’Interno, esponendo le ragioni ed unendo, oltre all'atto di nascita, gli altri documenti che la giustificano.
Tale domanda deve essere presentata al Prefetto della provincia in cui il richiedente ha la sua residenza.
Il Prefetto, assunte le opportune informazioni sulla domanda, la trasmette con il suo parere al Ministro. Questo se ritiene che la domanda meriti di essere presa in considerazione, autorizza il richiedente a fare affiggere dal messo comunale all'albo pretorio del Comune di nascita e di residenza del richiedente, il sunto della domanda. L’affissione deve avere la durata di giorni 30 consecutivi e deve risultare dalla relazione del responsabile, fatta in calce all’avviso.
Il Ministro può eventualmente ordinare al richiedente che egli notifichi la domanda a determinate persone.
Trascorsi 30 giorni dalla data dell’ultima affissione o notificazione senza che vi sia stata alcuna opposizione, il Ministro, ricevuta la prova dell'inserzione, dell'affissione e dell'eventuale notifica a persone determinate, autorizza, con proprio decreto, l'aggiunzione richiesta.

Come si può notare da questa breve analisi degli artt. 84 e seguenti del D.P.R. 396/00, il procedimento per aggiunta di cognome è ispirato alla maggiore pubblicità possibile della relativa domanda.
In riferimento a tale elemento è opportuno domandarsi alla tutela di quali interessi esso sia posto e quando il Ministro dell’Interno possa non autorizzare l'aggiunzione richiesta.
Secondo una impostazione restrittiva che ha prevalso fino a qualche tempo fa, il Ministero riteneva di accogliere solo quelle domande nelle quali il cognome da aggiungere fosse estinto almeno nella linea maschile.
Negli ultimi anni, viceversa, si è affermata una impostazione più ampia soprattutto in virtu' di alcune interessanti sentenze del Consiglio di Stato; organo questo presso il quale si può impugnare il diniego del Ministro, confermato dal T.A.R. competente.
Per esempio, in un caso in cui il Ministro aveva negato l'aggiunta di un cognome perchè la sopravvivenza di quest'ultimo cognome era assicurata dall'esistenza di un discendente, il Consiglio di Stato con sentenza n. 615 del 3 giugno 1997 ha accolto la domanda del richiedente rilevando che non si deve tener conto solo dell'interesse pubblico che consiste nel far sì che i cognomi siano tendenzialmente stabili nel tempo, sì da poter assolvere alla loro funzione di identificazione della persona, ma anche le ragioni del privato devono essere opportunamente considerate; e possono essere ragioni basate sulle esigenze più svariate: morali, economiche, familiari, affettive. Questo anche perchè "l'aggiunta di ulteriori cognomi non incide negativamente sulla identificazione della persona nel contesto sociale e non ingenera pericolo di confusione, mantenendo comunque il soggetto anche l'originario cognome".
Il Consiglio di Stato già con il parere n. 1492 del 4.12.1984 aveva precisato che il Regio Decreto del 1939 "non subordina l'accoglimento delle domande di aggiunta alla circostanza che i cognomi che si chiede di inserire siano in via di estinzione"; è quindi perfettamente legittimo chiedere di aggiungere anche un cognome la cui sopravvivenza venga assicurata in ogni caso da un altro discendente, a meno che quest'ultimo non si opponga con specifico atto notificato al Ministro nell'ambito della procedura sopra descritta.
Tale opposizione potrà essere presentata nelle ipotesi in cui l'aggiunzione possa produrre una possibile confusione tra i soggetti ovvero comunque un nocumento all'opponente.
Considerando l'attuale giurisprudenza, rimane impossibile, tuttavia, l'anteposizione del nuovo cognome, che si chiede di aggiungere, all'originario: esclusione che si giustifica con l'esigenza di stabilità dei cognomi al fine di una agevole e certa identificazione della persona.

In riferimento all'interesse del singolo ad aggiungere uno o più cognomi , è stato rilevato (DE CUPIS, I diritti della personalità, in Trattato di diritto civile e commerciale, diretto da Cicu e Messineo, Milano, Giuffrè, 1982, pp. 399 e segg.) che nell'ambito della tutela del nome, come principale segno distintivo della persona, un elemento importante, assai utile per l'identificazione personale, è determinato dalla discendenza naturale del soggetto, dalla sua generazione ad opera di determinati individui, genitori, nonni, avi: relazione che si concreta nell'essere figlio di costoro. Il soggetto stesso è identificato con il richiamo della sua situazione di figlio di determinati individui; tale richiamo costituisce la precisazione di una fondamentale relazione naturale, vale a circoscrivere la posizione sociale del soggetto, e contribuisce, così, alla sua identificazione. E' indubitabile che la persona, come unità della vita sociale e giuridica, abbia bisogno di affermare la propria individualità, distinguendosi nei rapporti sociali dagli altri soggetti e risultando per chi è realmente: l'uomo annette grande valore all'affermarsi non soltanto come persona, ma anche come una certa persona, e precisamente come discendente di determinate altre persone. L'individuo, mentre è distinto per mezzo del prenome dagli altri componenti il suo gruppo familiare, aventi lo stesso cognome, è distinto per mezzo del cognome dai soggetti che appartengono ad altri gruppi familiari e che possono avere il suo stesso prenome. Il cognome costituisce, quindi, quella parte del nome che richiama la situazione familiare della persona, la sua appartenenza ad una famiglia. In altre parole, secondo il significato che gli storici attribuiscono alla parola cognome, deve intendersi per esso quel nome dopo il proprio che è comune alla discendenza; ma, dove diversi siano i rami nei quali una famiglia si sia frazionata, è naturale che gli appartenenti ai rami medesimi sentano il bisogno di distinguere le loro rispettive formazioni aggiungendo i diversi cognomi. Per cognome, dunque, deve intendersi non la sola denominazione comune di varie famiglie discendenti da un medesimo stipite, ma l'indicazione specifica destinata a farle meglio distinguere l'una dall'altra. Invero, nel quadro così delineato, deve essere riconosciuto al singolo l'interesse ad aggiungere, dopo il cognome paterno, anche uno o più cognomi di famiglie che nel proprio albero genealogico si trovino legate con l'ascendenza paterna, servendo, questo o questi ulteriori cognomi, ad una maggiore specificazione della propria situazione familiare. Tale interesse, che può avere natura morale, affettiva o familiare, deve essere riconosciuto dall'ordinamento giuridico all'individuo, come proiezione sociale della sua identità personale, e può precisamente denominarsi interesse all'identità personale.